Uno sguardo sulla (non) giustizia spagnola

5' di lettura 21/02/2021 - Nota: Questo articolo secondo la legge spagnola è un reato. Un reato che in una democrazia non dovrebbe esistere, un reato di opinione. Ho quindi deciso di proteggere l'autore dell'articolo omettendo il suo nome e assumendomene ogni responsabilità in qualità di direttore responsabile. Michele Pinto

È della settimana scorsa la notizia della condanna per 9 mesi di carcere di un cantante di rap catalano, Pablo Hasél, per il reato di ingiurie alla corona, delitto punito in Spagna con la prigione.

A prima vista, potrebbe sorprendere che queste cose accadano in Spagna, giacché pare che siano più adatte a paesi come Russia o Turchia.
Certo, a prima vista, ma non per chi conosce la Spagna e la sua storia.

Forse per questo sarà utile prima osservare come funziona la giustizia spagnola per po comprendere come non è affatto una sorpresa l'arresto di questo raper.

Tutti sanno che in Catalogna nel 2017 il governo locale organizzò un referendum affinché i catalani potessero votare liberamente e pacificamente per scegliere se volessero o meno diventare una Repubblica indipendente.

Come è noto, i politici che organizzarono questo referendum sono stati condannati a pene che vanno dai 9 ai 13 anni di carcere. Altri sono in esilio come il presidente catalano Puigdemont, e malgrado tutto lo sforzo della giustizia spagnola non sono stati estradati. Né il Belgio, ne la Germania, ne la Svizzera, ne la Scozia hanno voluto estradare gli indipendentisti catalani. Pare dunque, che dove la giustizia spagnola vede un reato, le atre giustizie non vedono niente punibile.

In Spagna non si può criticare la monarchia, anche se la critica consiste soltanto nello spiegare quello che ha fatto l’ex re Giovanni Carlo I: fatti noti a tutti: evasione fiscale, pagò delle sue amanti con denaro pubblico, riscosse tangente dall'Arabia Saudita, la sua amante ricevette donazioni per 65 milioni di euro dei quali non si conosce la provenienza, fece un safari in Botswana per cacciare elefanti pagandolo con soldi pubblici...

Critiche di questo tipo valgono il carcere, ma fare queste coseno… se sei il Re di Spagna! La ragione? Semplicissima. Secondo la costituzione spagnola il Re è inviolabile, ha immunità penale. Il Re davanti la legge è come un minorenne, un pazzo o un cane: non può venire giudicato.

Per fortuna, però, il re Giovanni Carlo I non ha ammazzato nessuno né ha violentato nessuno. Se lo avesse fatto non sarebbe stato giudicato né punito. Ma anche se non lo ha fatto, ora il re è fuggito della Spagna e abita negli Emirati Arabi, dove dicono che spende 11.700 € ogni giorno in un hotel extra-lusso ed ha una guardia di corpo che viene pagata con denaro pubblico. Nel frattempo, il rapper Pablo Hasél è in carcere dalla settimana scorsa.

Ma proseguiamo con le vicende della giustizia spagnola.

Negli anni ottanta, quando l'organizzazione terrorista basca ETA aveva molto potere, un generale della Guardia Civil (corpo rurale militare spagnolo) chiamato Galindo arrestò due membri di ETA. Galindo ed i suoi uomini torturarono fino alla morte i due arrestati strappandogli le unghie, e dopo averli ammazzati, furono seppelliti nella calce viva vicino a Valencia, a 600 Km. da dove erano stati arrestati.

Una volta scoperto quanto accaduto, questo generale venne condannato a 75 anni di carcere per sequestro, torture ed assassinato, ma dopo quattro anni uscì dal carcere senza che nessuno sappia il perché. Ora egli è appena morto a causa del covid-19, e il gruppo politico di strema destra VOX ha chiesto nel parlamento spagnolo di rendergli omaggio...

Questo non è l’unico caso in cui un assassinio costa soltanto quatto anni di carcere all’assassino. Nel 1993 un fascista spagnolo, Pedro Cuevas, assassinò Guillem Agulló, un militante indipendentista catalano. La condanna fu di 14 anni di carcere, ma non fa niente, quattro anni dopo fu messo in libertà è ora si candita alle elezioni per un partito di strema destra.

Pare dunque che quattro anni di carcere siano abbastanza quando l’assassino è un fascista spagnolo e la vittima un indipendentista basco o catalano.

Ma non è sempre così. Nella cosiddetta «guerra sporca» contro ETA, il governo di Felipe González organizzò un gruppo terrorista chiamato GAL per attaccare ed ammazzare membri di ETA rifugiati nel sud della Francia. In totale il GAL ammazzò o ferì sessanta persone con bombe, spari ecc. fino che si scoprì che era stata un’operazione ideata dal ministero dell’interno spagnolo.

Furono aperti 54 processi criminali per punire i responsabili, ma alla fine vennero soltanto condannati due poliziotti come capr espiatorio a 108 anni, ma ne passarono solo 12 in carcere, e il ministro dell’interno del tempo, José Barrionuevo e un segretario del ministero a 14 anni. Questi due ebbero più fortuna: dei 14 anni trascorsero soltanto quattro mesi e mezzo in carcere. Furono graziati subito dal governo di Aznar.

Quindi, il messaggio è chiaro: la monarchia ed gli alti poteri dello stato spagnolo stanno sopra la legge, gli altri, soprattutto se sono indipendentisti catalani o baschi devono agire con molta prudenza.

Ammazzare, torturare e organizzare un gruppo terrorista, comporta 4 anni di carcere. Organizzare un referendum ne comporta 13 e criticare il Re 9 mesi.

In Spagna la legge è uguale per tutti...






Questo è un articolo pubblicato il 21-02-2021 alle 21:01 sul giornale del 22 febbraio 2021 - 255 letture

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