Diario della Catalogna: solenne schiaffo della giustizia europea allo Stato spagnolo

3' di lettura 27/12/2019 - Nelle ultime elezione europee in Catalogna 1.720.550 catalani, cioè il 49,7% degli elettori, hanno votato due partiti indipendentisti.

Junts per Catalunya, il partito del legittimo presidente della Catalogna Carles Puigdemont ora in esilio in Belgio, ha vinto le elezioni. Esquerra Republicana de Catalunya, il partito del legittimo vicepresidente della Catalogna Oriol Junqueras, ora in carcere con una condanna di tredici anni, è stato il terzo partito più votato.

Ma questi 1.720.550 catalani sono stato privati della loro rappresentazione nel Parlamento europeo perché lo Stato spagnolo aveva deciso che i neo-eletti, per diventare eurodeputati, avrebbero dovuto ritirare l’attestato di deputato a Madrid, cosa che ovviamente non potevano fare gli esiliati come Puigdemont perché sarebbero stati arrestati subito, né Junqueras perché in carcere.

Tutti i giuristi sanno che si diventa eurodeputato quando vengono proclamati i risultati e, quindi, nel medesimo momento si acquisisce l'immunità e non si può essere né arrestati né processati senza il permesso del Parlamento europeo. Bene, questo è: ma per non tutti. I sette Giudici del Tribunale Supremo spagnolo a quanto pare non hanno il livello di conoscenza giuridica sufficiente e hanno giudicato e condannato Oriol Junqueras a tredici anni di carcere, quando era già eurodeputato, senza chiedere il permesso al Parlamento Europeo perché, secondo loro, non era eurodeputato.

Giovedì scorso il Tribunale Superiore dell'Unione Europea ha dichiarato che Junqueras e Puigdemont sono eurodeputati e, dunque, quando è iniziato il processo contro Oriol Junqueras egli era già eurodeputato e per giudicarlo si sarebbe dovuto chiedere il permesso al Parlamento europeo.

Questo cosa significa? Che il giudizio e la condanna sono praticamente nulli e che Junqueras deve essere scarcerato immediatamente.

Ma significa anche un’altra cosa: il Presidente Puigdemont, in quanto eurodeputato, gode anche dell'immunità e quindi, se lo Stato spagnolo rispettasse le leggi ed i trattati internazionali, lui potrebbe ritornare in Catalogna senza essere arrestato. Ma non facciamo gli ingenui: sappiamo bene che questo non accadrà. Sarebbe troppo per l’orgoglio spagnolo e, con tutta probabilità, la Spagna non rispetterà la legge internazionale.

Siccome la giustizia spagnola, a quanto pare, sospettava che l'Europa le avrebbe dato questo schiaffo, lo stesso giovedì è stata resa nota la sentenza che condanna, per un reato di disobbedienza, il Presidente catalano Quim Torra, il sostituto di Puigdemont, e lo rimuove dall'incarico per un anno e mezzo.

Sì, in Spagna si verificano queste "casualità". I tribunali scelgono i giorni per rendere note le sentenze che riguardano i politici perché, tali sentenze, non sono altro che un braccio del potere esecutivo.

Per diventare Presidente Torra ha avuto bisogno di una maggioranza parlamentare che si appoggia su tre partiti che hanno avuto 2.097.360 voti, il 47,9% del totale, ma per essere destituito dall'incarico è stato sufficiente che non ritirasse un manifesto di solidarietà verso i prigionieri politici catalani dalla facciata della sede del Governo catalano, come gli ordinava la cosiddetta Giunta Elettorale. Infatti, in Spagna, la volontà degli elettori catalani non ha alcuna importanza: lì comandano i tribunali e non il popolo. Questa è la democrazia spagnola, uno Stato dell'Unione Europea.

La conclusione che si può trarre da tutto questo è ovvia: se la partita si gioca in Europa vincono sempre gli indipendentisti catalani, se si gioca in Spagna vince sempre lo stato Spagnolo.

È per questo che i catalani vogliono giocare in Europa, perché in Europa, come ha detto il presidente Puigdemont, c’è ancora giustizia.






Questo è un articolo pubblicato il 27-12-2019 alle 08:53 sul giornale del 28 dicembre 2019 - 620 letture

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