Diario dalla Catalogna: in attesa delle elezioni

4' di lettura 05/11/2019 - Dopo tre settimane dal giorno in cui è stata resa nota la sentenza della Corte Suprema Spagnola che condannava i leader indipendentisti catalani a 100 anni di carcere per aver organizzato il referendum sull'indipendenza, la situazione in Catalogna è di blocco totale, senza nessun contatto fra le autorità spagnole e quelle catalane per tentare di cercare una soluzione al conflitto in essere fra Catalogna e Spagna.

Il presidente catalano, Quim Torra, ha chiamato quattro volte il suo collega spagnolo Pedro Sánchez ma, quest’ultimo, si è rifiutato di parlare con lui. Torra ha smesso di chiamare Sánchez per dignità.

La ricetta spagnola alla crisi catalana è: repressione, repressione e repressione. Storicamente la Spagna ha perso tutte le sue colonie senza mai aver iniziato una negoziazione con i leader indipendentisti. È notevole una frase pronunciata dal presidente spagnolo Cánovas del Castillo nel 1896. "Cuba non sarà mai indipendente". Nel 1898 Cuba diventava indipendente.

Ma, come sanno e vedono bene i catalani, la Spagna non cambia.

L’assoluta mancanza di visione politica dei leader spagnoli si può sintetizzare con questa frase di Pedro Sànchez: "In catalogna non c’è un problema di indipendenza." Non si sa che problema ci sia in Catalogna secondo Sánchez, pare che non lo abbia spiegato ancora.

Tutti i leader politici spagnoli (e la parola tutti include quelli della cosiddetta «sinistra») negano sistematicamente che in Catalogna ci sia un problema politico, ed affermano che con l'applicazione della legge e mettendo i leader indipendentisti in carcere gli indipendentisti cederanno e tutto tornerà come quindici anni prima. Pare che non siano coscienti che non ci sono carceri sufficienti per arrestare due milioni di indipendentisti.

Il 10 novembre ci saranno le elezioni generali in Spagna. Anni prima, quando l’anelito di indipendenza del catalani era minoritario, i partiti catalani davano appoggio al partito che aveva la maggioranza dei seggi in cambio di contropartite politiche, ma a questo punto è impossibile e la Spagna è diventata ingovernabile perché è molto difficile formare maggioranze parlamentari senza i partiti catalani. Nonostante questo dei cinque partiti principali spagnoli che concorrono alle elezioni, quattro hanno come soluzione per la Catalogna soltanto l’applicazione del codice penale. Perfino due leader di due partiti di destra hanno promesso che se loro vinceranno le elezioni faranno arrestare subito il presidente catalano Torra.

Questo, che in un paese normale come è l’Italia o in altri Paesi europei suona come una bestemmia, perché ovviamente il potere esecutivo non è quello che arresta, prerogativa del potere giudiziario, in Spagna è perfettamente normale e credibile. Infatti, in Spagna, di fatto la separazione di poteri non esiste, perché le altre istanze del sistema giudiziario sono nelle mani della solita oligarchia franchista e fascista, figli e nipoti di antichi giudici dell'epoca di Franco.

In Spagna chi ruba una macchina avrà un giudizio giusto, ma chi viene arrestato in quanto indipendentista catalano non avrà un giudizio giusto bensì una punizione vendicativa, come si è visto con la condanna ai leader indipendentisti. Ma questo non riguarda soltanto il potere giudiziario. In questi giorni la polizia spagnola ha attuato azioni violente e brutali contro i manifestati indipendentisti e ha, perfino, arrestato un ragazzo senza poter, poi, giustificare davanti al Giudice il motivo del suo arresto. Sono state denunciate anche torture e maltrattamenti agli arrestati, ma il Ministro dell’Interno spagnolo, Grande Marlaska, lo ha negato energicamente. Questo non deve sorprendere, perché questo ministro prima è stato giudice, e sotto le sue perquisizioni ai membri dell' ETA sono state denunciate torture, torture che lui ha negato… fintanto che il Tribunale Europeo di Diritti Umani ha sentenziato che erano state fatte torture agli arrestati dei processi in cui Marlaska era stato giudice.

Come è possibile che tutto questo accada in un paese dell'Unione Europea con un sistema democratico? La risposta è tanto semplice quanto triste: la grande maggioranza del popolo spagnolo è d’accordo con questo modo di procedere.

Davanti tutto questo, i catalani, che non hanno mai vinto una sola guerra nella loro storia non si fermano, e molti sperano, ingenuamente, un intervento da parte dalla Comunità Europea affinché questa faccia da mediatore e gli sia concesso di decidere il loro futuro liberamente e pacificamente come hanno fatto gli scozzesi e gli abitanti del Quebec.

Se il ventunesimo fosse il secolo della democrazia questa sarebbe la cosa più normale.

Ma l’Europa tace.






Questo è un articolo pubblicato il 05-11-2019 alle 11:21 sul giornale del 06 novembre 2019 - 1066 letture

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