Diario dalla Catalogna: sabato ancora una protesta con una folla oceaniche, come succede ormai da 10 anni

3' di lettura 26/10/2019 - Sabato si è tenuta a Barcellona una massiva manifestazione per protestare contro la sentenza del tribunale supremo spagnolo, che ha condannato i leader indipendentisti catalani a 100 anni di carcere per aver organizzato un referendum di autodeterminazione.

Probabilmente non c’è mai stato nessun altro paese al mondo dove, per dieci anni, si siano tenute manifestazioni massicce come quelle che organizzano gli indipendentisti catalani ogni 11 di settembre (Festa Nazionale della Catalogna). Sebbene ci siano altri paesi dove si tengono manifestazioni di un milione e mezzo di persone (si pensi al Cile e a Hong Kong) il caso catalano è diverso per la durata e persistenza nel tempo. Sono già dieci anni che la società catalana è in permanente mobilizzazione.

La settimana scorsa abbiamo visto anche le proteste in strada della gioventù catalana e la brutalità della repressione spagnola, ma i catalani non si fermano.

Ma cosa chiedono i catalani?

Una cosa che a prima vista potrebbe sembrare semplice: decidere il loro futuro come hanno fatto gli scozzesi o i gli abitanti del Quebec tramite un referendum di autodeterminazione dove si possa votare sì o no sull’indipendenza.

I catalani si domandano perché gli scozzesi e i quebecchesi possono decidere e loro non possono?

La risposta dello stato spagnolo è sempre la medesima. È vietato dalla legge. L’unità territoriale dello stato non si discute e, anche se il 70% dei catalani volesse l’indipendenza, non hanno diritto a ottenerla.

Secondo i sondaggi l'80% della popolazione della Catalogna, sia o non sia indipendentista, pensa che il conflitto dovrebbe essere risolto tramite un referendum dove si possa votare liberamente per l’indipendenza. Questo è un punto dove ci sono grandi consensi tra indipendentisti e non indipendentisti.

La società spagnola, invece, con una grande maggioranza è favorevole alla repressione, al carcere e alla mano dura contro gli indipendentisti.

Negli ultimi 500 anni la Spagna ha educato i suoi abitanti in una constante e salda avversione contro tutto quello che è catalano. Nello specifico la lingua catalana è disprezzata in modo irrazionale dalla grande maggioranza degli spagnoli. Infatti, questa lingua è stata vietata e perseguitata dal 1714 fino il 1931, e dopo, con Franco, dal 1939 fino il 1975.

Gli spagnoli hanno sempre visto i catalani come «cattivi spagnoli», spagnoli che non meritavano di essere trattati come uguali perché non pensano, non vivono, non parlano come loro e quindi “diversi”. Ed è questa diversità quello che non si accetta.

Per i catalani è stato specialmente agghiacciante vedere come i poliziotti spagnoli, che sarebbero andati in Catalogna per reprimere il referendum di autodeterminazione del 2017, erano circondatati dalla folla spagnola a Saragozza che li incitava all'urlo: «A por ellos!!» (La traduzione potrebbe essere più o meno «Andate e massacrateli!!».)

Passano gli anni, passano i secoli ma la Spagna non cambia. Molti catalani pensavano che dopo la morte di Franco sarebbe stato possibile vivere ed essere catalani dentro lo stato spagnolo. Il tempo gli ha mostrato il loro errore. La Spagna non cambia né cambierà. In Spagna le élite economiche, la monarchia, i militari, la chiesa, i mezzi di comunicazione ed il potere giudiziario sono tutti in mano ai soliti, vale a dire all’oligarchia fascista erede di Franco che domina la Spagna da 500 anni, ma il popolo spagnolo accetta questa situazione volentieri. Quello che non accetta è l’anelito di libertà dei catalani.

Ma il popolo catalano ha detto basta. La Catalogna vuole fare il suo cammino, libera, indipendente, senza imposizioni, ed appartenere all’Europa come una nazione libera e uguale alle altre. Niente di più, e niente di meno.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-10-2019 alle 23:35 sul giornale del 28 ottobre 2019 - 1508 letture

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