Con un altro Motu Proprio, Papa Francesco apre alle donne nella vita della Chiesa, nei ministeri di lettorato e accolitato

2' di lettura 12/01/2021 - Proseguono le forti correzioni di rotta impresse alla Chiesa da Papa Francesco I: dopo quella del 1 Dicembre sulla necessità di schierarsi fortemente dalla parte di poveri e diseredati di tutto il mondo, con un Motu Proprio di lunedì, 11 gennaio, il Pontefice ha deciso di aprire l’altare alle donne. Possibile quindi, d’ora in poi, la presenza istituzionale delle religiose nei ministeri del Lettorato e dell’Accolitato.

Dopo anni di dibattiti sul diaconato femminile con due commissioni nominate ad hoc per valutare questa opportunità, Bergoglio ha deciso di dare alle donne la possibilità di accedere al ministero del lettorato e dell’accolitato. Il primo riguarda l’annuncio della parola di Dio: il lettore la persona che in alcune chiese cristiane, come appunto quella cattolica, l’ anglicana e l’ortodossa, è incaricata di proclamare la parola di Dio e di leggere altri testi nelle celebrazioni liturgiche. Il ministero dell’accolitato, invece, è connesso al servizio all’altare.

È una decisione di portata storica, perché mai sinora le donne erano state ammesse ufficialmente ai ministeri liturgici, pur svolgendo già di fatto incarichi durante le celebrazioni, come la proclamazione delle letture, il servizio di ministranti e la distribuzione della Comunione durante la messa o agli ammalati costretti a rimanere a casa. Fino a oggi, però, tutto ciò avveniva senza un mandato istituzionale vero e proprio conferito dal vescovo: avveniva di fatto in deroga a quanto stabilito da Papa Paolo VI, che nel ‘72, pur abolendo i cosiddetti ordini minori, aveva deciso di mantenere riservato l’accesso a questi ministeri solo agli uomini, perché li considerava propedeutici all’ordine sacro.

Bergoglio, invece, anche sulla base di quanto emerso negli ultimi Sinodi dei vescovi, in particolare quello sull’Amazzonia, ha voluto ufficializzare e rendere istituzionale la presenza femminile all’altare. Riprendendo, al tempo stesso, la linea già inaugurata da Karol Wojtyla: il quale, negli storici interventi di “Perestrojka della memoria” dei primi anni 90, riconoscendo le colpe storiche della Chiesa su temi come Inquisizione, eresie, ebrei, collusioni coi regimi totalitari del XX secolo, non aveva mancato di fare ”mea culpa” anche sulla millenaria misoginia della Chiesa.

Per le donne resta, però, il no al sacerdozio e al diaconato. Sulla seconda questione sono in corso i lavori di una commissione di studio sul cristianesimo delle origini, per capire la possibilità di consentire alle religiose di affiancare il sacerdote durante la funzione. Sulla prima non è proprio possibile fare previsioni, ma anche in questo campo il pontificato di Bergoglio potrebbe portare clamorose novità.


di Fabrizio Federici
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Questo è un articolo pubblicato il 12-01-2021 alle 01:11 sul giornale del 13 gennaio 2021 - 1063 letture

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