Alta tensione sul Recovery. L'irritazione di Conte

3' di lettura 09/01/2021 - Quasi 4 ore è durato a Palazzo Chigi il vertice di maggioranza sul Recovery Plan. Una riunione contrassegnata da un clima tensivo creato da Italia Viva sul piede di guerra.

Il CdM sul Recovery potrebbe avere luogo martedì 12 gennaio (considerato che lunedì 11 Renzi dovrebbe presentare il suo piano di allocazione delle risorse, sulla base della bozza recapitata alle ministre Iv). L'incontro, intanto, non è stato utile per ridare coesione alla maggioranza di governo. Non è ancora stata dipanata la "matassa" con i renziani. In cima ai pensieri di Giuseppe Conte ci sono i fondi Ue. Impossibile, a suo dire, rinviare a lungo la partita, occorre studiare celermente come spendere i 209 miliardi e affrontare la sfida. Il premier avrebbe spiegato che durante l'incontro a Palazzo Chigi: "c'è stata una sollecitazione a usare in modo più deciso i prestiti del Recovery fund, ma qui entriamo nel campo dei vincoli alla finanza pubblica".

Ma il dissenso e la tensione tra gli alleati di governo è anche nel merito. Il capogruppo di Iv al Senato Davide Faraone ha esordito non solo criticando le bozze ricevute (non abbastanza dettagliate) ma anche rilanciando la richiesta del Mes e del Ponte sullo Stretto. A lui avrebbe replicato il ministro Roberto Gualtieri, spiegando che non si poteva presentare al vertice con il Piano di 130 pagine scritto senza prima aver concordato con i partiti le linee strategiche e aver capito se erano d'accordo o no con le modifiche già apportate dal Mef su richiesta dei partiti.

Il premier, in conferenza stampa, al termine del Consiglio Ue a Bruxelles, non ha nascosto la propria irritazione: "Se Renzi vuole un altro schema per il ‘Recovery’ faccia un passo avanti, se nella maggioranza c’è chi vuole due vice premier (si fanno i nomi possibili di Orlando e Di Maio e di un ingresso nel governo di Rosato o Boschi), lo faccia presente".

Lo scopo di Conte è quello di confrontarsi inizialmente con “le singole forze politiche” e poi “collegialmente”. La prospettiva di una crisi lampo e di un ‘Conte ter’, "puntellato" numericamente al Senato, non è improbabile, mentre i leghisti (ma non FDI), si aprono ad un ‘governo-ponte che traghetti il Paese verso il voto.

Il Capo dello Stato Mattarella nel frattempo, ha invocato serietà. Le relazioni in corso con i leader della maggioranza servono a ricompattare la situazione, a tentare di evitare il verificarsi di una "sovversione" in un momento cruciale per il Paese, a pochi giorni dall’approvazione di una legge di bilancio.

“Cercheremo di capire che fondamento hanno queste critiche e che istanze rappresentano, che cosa nascondono. Serve trasparenza. C’è già una collegialità, ma evidentemente non basta”, ha sottolineato Conte, aprendo di fatto ad una verifica con i leader di Iv, Pd, M5s e Leu.

In ogni caso, Italia viva, ma anche il Pd, vogliono un cambio di passo. ”Se Conte vuole pieni poteri come Salvini, io dico no. Deve chiedere scusa”, continua a sostenere Renzi. Il Pd vuole il rafforzamento dell’esecutivo per rilanciare l’azione di governo (non solo il piano sui fondi Ue) ma non seguirà Renzi se dovesse voler giocare allo sfascio.






Questo è un articolo pubblicato il 09-01-2021 alle 09:56 sul giornale del 11 gennaio 2021 - 419 letture

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