A Roma, sino all' 11 aprile, al Chiostro del Bramante la mostra di Banksky, artista "contro"

3' di lettura 09/09/2020 - Lo spazio Cinquecentesco del Chiostro del Bramante ospita, dal 9 settembre all'11 aprile, “Banksky - A visual protest”: una mostra, posticipata per l'emergenza sanitaria, che apre con nuove modalità di visita (prenotazioni solo online e piccoli gruppi distanziati ogni 15 minuti, ma libertà di circolazione all'interno dello spazio espositivo).

Si tratta di un percorso di oltre 100 opere che raccontano nel dettaglio la ricerca di Banksky, artista e writer inglese, (Bristol, 1974), considerato uno dei maggiori esponenti della street art, la cui vera identità rimane ancora sconosciuta, e che . di questa invisibilità ha fatto parte rilevante della sua fortuna. Molto popolare, soprattutto tra un pubblico giovane ma non solo, questo artista è autore soprattutto di murales di critica politica,sociale e culturale, apparsi, con un linguaggio satirico e graffiante, su strade, mura e ponti di città in tutto il mondo: temi principali, .la denuncia della violenza, il pacifismo, la battaglia contro le contraddizioni del capitalismo, il potere dell'amore, la povertà ai margini di una civiltà iperricca, e altro ancora. .

Nove opere di quest’eclettico artista sono apparse anche sui pannelli del muro,in corso di realizzazione dal 2002, che separa Israele dalla Cisgiordania occupata (nel 2004 giudicato contrario al diritto internazionale dalla Corte di Giustizia de L’Aja),aggiungendosi ai tanti, suggestivi murales già presenti. .Questo al Chiostro del Bramante è ''Un percorso che dà una visione globale del mondo di Banksy'', spiega Natalia de Marco, della direzione artistica del Chiostro e curatrice della mostra, ''dove troverete le opere destinate al collezionismo. I capolavori ci sono tutti. E' una mostra completa''. Comprendente anche le opere che non sono potute entrare, quelle rimaste sui muri - perlopiù scrostati - delle città percorse da questo artista: Bristol, Londra, New York, Gerusalemme, Venezia.

Le opere in mostra sono certificate nella loro autenticità dal Pest Control,che dal 2009, è l'ente ufficiale in grado di autentificare le opere di Banksky. Certifica solo i pezzi prodotti per la vendita, quindi non le opere street art, che, salvo alcune eccezioni, non son state concepite da quest’ artista per il mercato (è noto, però, che i banditori d'aste cercano di vendere la sua arte di strada sul posto, lasciando il problema della sua rimozione nelle mani dell'offerente vincitore). Insofferente ai sistemi di diffusione e di produzione usuali, fiero detrattore della mercificazione dell'arte e del feticismo collezionistico, quindi appenditore, per protesta, di sue opere in alcuni dei principali Musei del mondo (come il MOMA di New York), Banksky, per certi aspetti ( come anzitutto il gusto neofuturista di stupire il pubblico, coinvolgendolo però direttamente nella fruizione dell’opera d’arte) è accostabile a Christo, l’artista bulgaro , scomparso il 31 maggio scorso, noto soprattutto per le spettacolari “impacchettature” di monumenti (Reichstag di Berlino compreso).

Secondo alcuni, la sua identità sarebbe femminile; per altri, Banksky in realtà sarebbe un collettivo di 6 artisti, uniti dallo stesso nome (un po’come il movimento internazionale di protesta sociale “Luther Blissett”).


di Fabrizio Federici
redazione@vivereroma.org





Questo è un articolo pubblicato il 09-09-2020 alle 23:33 sul giornale del 10 settembre 2020 - 47 letture

In questo articolo si parla di cultura, articolo, Fabrizio Federici

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/bvza