Muore dopo 31 anni di coma, lo strazio del padre: “Non ho mai pensato di staccare la spina”

2' di lettura 27/08/2019 - In stato vegetativo da quando aveva 22 anni, era rimasto coinvolto in un incidente nel 1988

Si chiamava Ignazio il protagonista di questa straziante vicenda, uomo di 54 anni morto venerdì 23 agosto a Collebeato (Brescia). All’epoca dei fatti ne aveva solo 22. A raccontare la sua storia è Hector Okamoto, di 76 anni e padre di “Cito”, che ha trascorso metà della sua vita, insieme alla moglie Marina, a prendersi cura del figlio rimasto in coma vegetativo per ben 31 anni.

Intervistato dal Quotidiano.net, Okamoto ha raccontato di com’è stato accudire il figlio per tutto questo tempo e di come, con il passare degli anni, non ha mai perso la speranza e la voglia di viversi Ignazio giorno per giorno. Ha lasciato il lavoro da artigiano, decidendo di dedicarsi 24 ore su 24 alle cure del figlio in coma, nutrendolo e accudendolo ogni singolo istante.

Ripensando a Ignazio prima dell’incidente, il papà lo descrive come un leader, “un grande trascinatore, pieno di vita e di amici. Amava il baseball, andava a cavallo. Si era iscritto a Economia e commercio ma aveva lasciato perché aveva trovato lavoro nel mondo dei pc e dei cellulari agli albori, e stava facendo carriera”. E prosegue: “La sera prima dell’incidente eravamo usciti tutti insieme in famiglia per una pizza, poi lui voleva la macchina per rimanere fuori e andare in giro. Io avevo cercato di dissuaderlo. L’indomani avremmo avuto una partita di baseball a Piacenza. Gli dicevo che avrebbe dovuto svegliarsi alle sette. Niente. Era impossibile fermarlo".

Poi la telefonata alle 5 del mattino, che informava i genitori dell’incidente nel quale era rimasto coinvolto il figlio: “Aveva riportato ferite alla testa gravissime. Non volevo crederci. Gli cercarono un posto in un centro avanzato, ma tutte le strutture erano piene. Alla fine lo trasferirono in elicottero alla Rianimazione di Parma, dove rimase 70 giorni. I medici fecero il massimo, ma lo dissero subito: coma irreversibile. E così è stato.”

Dopo 31 anni di cure, senza aver mai perso la speranza, Ignazio è morto nella casa di famiglia a Collebeato: “Noi comunque non abbiamo mai pensato all’idea di staccare la spina. Ignazio ci dava la sensazione di percepire qualcosa. Abbiamo sperato fino all’ultimo.”






Questo è un articolo pubblicato il 27-08-2019 alle 10:31 sul giornale del 28 agosto 2019 - 1657 letture

In questo articolo si parla di Maria Luigia Lapenna

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