Salone del Libro, polemica della casa editrice neofascista: smantellato lo stand arrivano le prime reazioni

libro generico 2' di lettura 09/05/2019 - E' polemica per la presenza al Salone Internazionale del Libro di Torino 2019, che ha aperto i battenti giovedì, della casa editrice neofascista Altaforte. La situazione ha infatti raggiunto una vasta eco e una mobilitazione di varie componenti politiche.

Tentiamo di fare un riepilogo del susseguirsi degli eventi.

Tra gli espositori del Lingotto era prevista la presenza della casa editrice Altaforte, nota per la sua vicinanza a CasaPound.

Il Comitato di Indirizzo della manifestazione, composto dal Ministero dei Beni Culturali, dalla Regione Piemonte, dal Comune di Torino e dalle case editrici, pur non gradendo tale partecipazione, aveva inizialmente mantenuto una linea aperta, sottolineando che il Salone è un "luogo istituzionalmente aperto al dibattito e al confronto".

Sono arrivate quindi le prime defezioni, tra dimissioni e rinunce di protesta, tra gli altri, di Christian Raimo consulente del direttore del Salone Nicola Lagioia, del fumettista Zerocalcare e del direttore del Museo Statale di Auschwitz Birkenau, Piotr Cywinsk, quest'ultimo lasciando con un "o noi, o loro".

L'editore di Altaforte, Francesco Polacchi, tra un'intervista e l'altra, ha dichiarato apertamente di essere fascista, aggiungendo che "l'antifascismo è il vero male di questo Paese" e "un po' di dittatura non fa male".

A quel punto il sindaco di Torino Chiara Appendino e il Presidente della Regione Sergio Chiamparino, si sono accordati presentando un esposto alla Procura finalizzato alla valutazione delle dichiarazioni di Polacchi. Un atto anche con un valore simbolico per sottolineare che in caso di apologia del fascismo si tratterebbe di "un reato che lo rende estraneo al Salone", hanno affermato.

Polacchi ha comunque confermato la sua presenza. Tuttavia, il suo stand è stato smantellato durante la mattina dell'apertura. L'editore si è quindi sentito strumentalizzato anche per la sua simpatia verso il vice-premier Matteo Salvini, il cui libro-intervista "Io sono Matteo Salvini" è stato pubblicato proprio dalla sua casa editrice, e ha affermato: "attaccano me per attaccare Salvini. Adirò le vie legali - ha aggiunto - è una revoca inaccettabile".

E' nato quindi un botta e risposta a distanza tra varie componenti politiche, tra cui la Meloni che considera l'esclusione una "deriva molto pericolosa" e gli organizzatori che sostengono che "ogni decisione, giusta o sbagliata, è stata presa ponderando al meglio rischi e benefici".