Caso Siri, il leghista rimosso dal governo

Armando Siri 1' di lettura 08/05/2019 - Mercoledì mattina al termine di un lungo Consiglio dei ministri il premier Giuseppe Conte ha firmato il decreto di revoca dell'incarico per il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri, indagato per corruzione a Roma.

Non si è arrivati a un voto sulla proposta di revoca presentata da Conte. Prima della decisione finale c’è stato un lungo dibattito tra i ministri: alla fine, scrivono le agenzie, la Lega, da sempre contraria alla revoca, ha preso atto della facoltà del presidente del Consiglio di chiederla. Il decreto, per essere effettivo, dovrà essere firmato anche dal presidente della Repubblica. "Non è una nostra vittoria ma una vittoria degli italiani", ha detto il vicepremier e capo politico dei cinquestelle Luigi Di Maio dopo il Consiglio dei ministri.

La richiesta di dimissioni del senatore leghista presentata dalle opposizioni e dal Movimento 5 Stelle aveva creato una spaccatura all'interno della maggioranza, con la Lega che ha sempre difeso Siri. Nelle ultime due settimane ci sono stati numerosi botta e risposta tra gli esponenti delle due anime del governo, alimentati anche dalla campagna elettorale per le europee.

Siri, già condannato per bancarotta e indagato per corruzione per una vicenda legato all'eolico e alla mafia in Sicilia, è recentemente finito nel mirino della procura di Milano per una sospetta compravendita di un immobile, segnalata all'antiriciclaggio della Banca d'Italia. Il politico leghista, che nel 2017 dichiarava un reddito di 25mila euro, ha acquistato una palazzina in provincia di Milano con 585mila euro provenienti da un mutuo concesso da una banca di San Marino.








Questo è un articolo pubblicato il 08-05-2019 alle 19:05 sul giornale del 09 maggio 2019 - 536 letture

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