Una nave italiana ha soccorso 108 migranti e li ha portati in Libia

31/07/2018 - Una nave privata italiana, la Asso 28, ha soccorso 108 migranti che si trovavano a bordo di un gommone partito dalla Libia e li ha riportati a Tripoli.

E' la prima volta che succede una cosa del genere. Il fatto sta facendo discutere perchè secondo molti osservatori la nave italiana avrebbe agito violando le norme internazionali che prevedono di portare le persone soccorse nel "porto sicuro" più vicino dal punto di vista del rispetto dei diritti umani.

Secondo Oscar Camps, il capo della ong spagnola Proactiva Open Arms tra i primi a riportare la storia, i migranti sarebbero stati soccorsi in acque internazionali. Sia la guardia costiera italiana che la società armatrice della nave, un’imbarcazione di supporto a una piattaforma petrolifera, hanno detto che l'intervento di soccorso si è svolto sotto il coordinamento della guardia costiera libica.

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha fatto sapere che sta raccogliendo tutte le informazioni sul caso. Secondo ONU e Corte Europea la Libia non può essere considerato un porto sicuro: sono ben note e documentate le violazioni dei diritti umani nei centri di detenzione illegali libici, dove i migranti vengono segregati, torturati, derubati, stuprati e venduti come schiavi.

Da giugno - prima le attività di soccorso in quel tratto di Mediterraneo erano gestite dall'Italia - esiste però un centro di coordinamento dei soccorsi libico e un'area SAR (ricerca e soccorso) di competenza libica. Ciò ha creato di fatto una situazione paradossale: la Libia può gestire i soccorsi in mare nella sua zona di competenza ma le imbarcazioni non libiche che operano sotto il coordinamento di Tripoli non potrebbero portare le persone salvate in Libia, in quanto porto considerato non sicuro.






Questo è un articolo pubblicato il 31-07-2018 alle 16:01 sul giornale del 01 agosto 2018 - 819 letture

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