Turchia: referendum costituzionale, vince Erdogan

Recep Tayyp Erdogan 17/04/2017 - Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha vinto il referendum costituzionale promosso dal suo partito AKP che si è tenuto domenica 16 aprile in Turchia.

Il sì alla riforma per trasformare il paese in una repubblica presidenziale ha ottenuto il 51,4% dei voti. Vittoria di misura quindi per il presidente Erdogan, che aveva promosso la riforma per aumentare i propri poteri. Molta alta l'affluenza alle urne: ha votato l'85% degli aventi diritto. Secondo l'agenzia di stampa statale Anadolu lo scarto tra il sì e il no è solo di 1 milione e 300mila voti. Il no ha vinto nelle tre principali città turche: Istanbul, Ankara e Smirne.

Il risultato del referendum è stato duramente contestato dalle opposizioni: il Partito Popolare Repubblicano (CHP) di centrosinistra, e il Partito Democratico dei Popoli (HDP) filocurdo sostengono che ci siano state irregolarità nel voto ed hanno chiesto di annullare il risultato del referendum. Molto criticata dai sostenitori del no la decisione del Consiglio elettorale supremo turco di ritenere validi i voti espressi sulle schede prive del timbro di convalida del seggio. Secondo stime che circolano sui giornali turchi le schede non validate ammesse sarebbero circa 1,5 milioni.

La riforma costituzionale contiene numerosi articoli che vanno a modificare il funzionamento del governo e del parlamento, aumentando notevolmente i poteri del Presidente della Repubblica, che era fino ad ora una figura di garanzia super partes. Con la riforma verrà abolita la carica di primo ministro. Il presidente della Repubblica sarà contemporaneamente capo dello stato e del governo, potrà sciogliere il parlamento, nominare e revocare i ministri, nominare la maggioranza dei membri della Corte Costituzionale e parte dei membri dell’organo che disciplina la magistratura.

Il numero dei parlamentari sarà incrementato da 550 a 600, e il loro mandato durerà cinque anni invece dei quattro attuali. Le elezioni presidenziali si svolgeranno insieme a quelle parlamentari. Il parlamento non potrà sfiduciare i ministri, ma potrà sfiduciare il presidente e sciogliersi per andare a elezioni anticipate. Il mandato presidenziale rimarrà di cinque anni, come anche il numero massimo di mandati per un presidente, due.







Questo è un articolo pubblicato il 17-04-2017 alle 11:55 sul giornale del 18 aprile 2017 - 614 letture

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