NeroGiardini cresce e continua a investire nell’internazionalizzazione. Bracalente: “L’Italia? Moda, turismo e agroalimentare i settori di punta. Crediamoci”

Enrico Bracalente 16/03/2017 - NeroGiardini cresce in Europa e, dopo essere diventato in Italia un marchio leader nelle calzature uomo-donna-bambino, punta con decisione all’export. “L’internazionalizzazione della nostra azienda, portata avanti con strategie mirate, sta dando frutti importanti”, sottolinea l’imprenditore Enrico Bracalente, amministratore unico della B.A.G. Spa, proprietaria del brand NeroGiardini.

“In Russia e in Belgio, a cui si è aggiunta l’Olanda, siamo presenti da dieci anni e i risultati delle vendite ci danno ragione: siamo tra i primi marchi della calzatura. La costante crescita della nostra struttura commerciale, con l’inserimento di giovani agenti molto preparati, permette di espanderci in maniera capillare. In Germania, Francia e Spagna stiamo portando avanti importanti campagne di vendita, grazie a collezioni mirate per il mercato estero, alla qualità del servizio e alla massiccia campagna di comunicazione. Non da meno l’Austria, la Svizzera, l’Inghilterra, la Scandinavia e i Paesi balcanici. Stiamo replicando in Europa lo stesso modello vincente proposto in Italia. Nel 2016 la quota export è salita al 23% del fatturato”.

Bracalente, come sono andate le vendite relative alla stagione Autunno Inverno 2016-2017?
“Per quanto riguarda NeroGiardini, le vendite nei negozi e negli shop in shop delle collezioni Autunno Inverno sono in linea con quelle dell’anno precedente con un pareggio nel fatturato, ma si registra un incremento di redditività del 2-3% e di sell-out nell’ordine del 4-5%. Questo risultato è il frutto di strategie mirate. La scelta, fatta nel 2012, di entrare nella grande distribuzione si è rivelata vincente. Da quando abbiamo deciso di puntare sull’internazionalizzazione, stiamo riscuotendo un buon successo: ci sono ottime prospettive di entrare da protagonisti anche nel mercato europeo”.

Perché NeroGiardini ha deciso di non partecipare al recente Micam?
“Per noi è stata la prima stagione senza Micam, una decisione strategica presa dall’azienda per valorizzare sempre di più il marchio e sfruttare i nostri showroom nel palazzo di proprietà in Corso Venezia a Milano dove, negli stessi giorni della fiera, abbiamo incontrato i nostri clienti e buyer. Ed è stata un’ottima scelta: i clienti sono rimasti entusiasti della qualità del lavoro, non a caso gli ordini per ciascun cliente sono aumentati dal 30 al 100%. Abbiamo ricevuto elogi da parte degli stessi clienti. Di sicuro continueremo su questa strada. E i soldi che investivamo nel Micam saranno destinati per altri progetti aziendali legati sempre all’internazionalizzazione”.

Sappiamo che, nonostante i tanti impegni, segue personalmente le linee moda delle sue collezioni: quali le tendenze per l’Autunno Inverno 2017-2018?
“Seguiamo molto le esigenze del mercato. NeroGiardini ha rinnovato tutte le tipologie di prodotto che hanno funzionato la stagione precedente, seguendo le nuove tendenze di materiali e colori; inoltre, all’interno della nostra collezione presentiamo anche diverse novità, frutto della ricerca e del nostro know-how. I tronchetti su plateau e i modelli all’inglese stanno andando alla grande. Ottimo successo anche per la linea Glamour”.

Cosa pensa di Trump e delle sue scelte economiche che sembrerebbero tendere a un forte ridimensionamento della globalizzazione?
“A mio avviso Trump sta facendo le scelte giuste per gli Stati Uniti. La sua politica economica è chiara: le aziende statunitensi che vogliono delocalizzare, sono libere di farlo; ma quando i loro prodotti, realizzati nei Paesi a basso costo di manodopera, rientrano negli Stati Uniti, vengono tassati. E i soldi incassati vanno a garantire sussidi economici a beneficio di quei dipendenti che sono stati licenziati proprio a causa della delocalizzazione. La verità è che negli anni c’è stata una globalizzazione selvaggia, senza rispetto delle regole. Trump lo ha capito e si muove di conseguenza. Tra l’altro, i dazi sono già presenti in vari Stati. Con la fuga delle aziende, l’Occidente si sta impoverendo. E al tempo stesso, visti i salari, non ci sarà mai la crescita economica dei Paesi dove si produce a basso costo. Chi trae beneficio da questa situazione? I manager e le grandi multinazionali. Ecco perché mi sento di dire, da un mio personale punto di vista, che le scelte di Trump in campo economico e del lavoro sono giuste. Noi su questo fronte abbiamo sempre avuto le idee chiare. La NeroGiardini a fine anni Novanta non ha delocalizzato. Siamo rimasti in Italia, organizzando l’azienda e dimostrando che si può continuare a produrre nel distretto calzaturiero marchigiano”.

Quali potrebbero essere i contraccolpi o i vantaggi delle politiche protezionistiche nel neo eletto Presidente degli Stati Uniti sull’export manifatturiero italiano?
“Credo che i Paesi occidentali non avranno ripercussioni. Semmai i problemi potrebbero averne Cina, India, Messico, dove si produce a basso costo. I dazi di Trump andranno a colpire lì principalmente. Noi, rispetto a questi Paesi, abbiamo un grande vantaggio: il made in Italy. Non dimentichiamo che è il terzo marchio più conosciuto e menzionato al mondo. Spesso siamo noi italiani a sminuire il valore del made in Italy che, a livello mondiale, è molto richiesto. La gente impazzisce quando vede il tricolore, questo avviene in ogni parte del mondo. Noi ne abbiamo la prova: tutti i prodotti NeroGiardini sono marchiati con il tricolore, sinonimo di made in Italy. Abbiamo tre settori in Italia che, se sfruttati a dovere, farebbero fare al paese Italia un enorme salto di qualità in termini di fatturato e occupazione: turismo, agroalimentare, moda. Valori e tradizioni invidiati in tutto il mondo. Ma abbiamo bisogno di una classe politica che sappia guidare l’Italia”.





Questa è un'intervista pubblicata il 16-03-2017 alle 07:39 sul giornale del 17 marzo 2017 - 463 letture

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