Jobs act, la Corte Costituzionale ammette due referendum su tre. Bocciato quello sull'art.18

referendum generico 11/01/2017 - La Corte Costituzionale ha approvato due dei tre quesiti referendari in materia di lavoro proposti dalla CGIL, bocciando invece quello relativo all’abolizione delle modifiche all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori contenute nella riforma del lavoro del governo Renzi.

I due quesiti referendari ammessi riguardano l'abolizione dei voucher e delle limitazioni introdotte sulla responsabilità solidale in materia di appalti. La consultazione referendaria dovrà svolgersi tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi. In caso di elezioni anticipate però il referendum verrà automaticamente sospeso e congelato fino al prossimo anno.

Lo scorso luglio la CGIL, il principale sindacato italiano, aveva raccolto oltre tre milioni di firme a sostegno dei quesiti referendari, in particolare per quello più politicamente pesante dei tre, quello relativo all'articolo 18. Con il referendum, la CGIL chiedeva di eliminare le norme che prevedono un’indennizzo economico nei casi di licenziamento senza giusta causa e di ripristinare la possibilità di essere reintegrati nel posto di lavoro. Il quesito è stato dichiarato illegittimo perchè va oltre la semplice abrogazione: con il referendum il sindacato voleva estendere il diritto al reintegro alle aziende con oltre cinque dipendenti, contro il limite dei 15 previsto dallo statuto dei lavoratori.

Il primo dei quesiti ammessi riguarda l'abolizione dei voucher, lo strumento che serve per pagare prestazioni saltuarie di lavoro. I voucher vengono acquistati dal datore di lavoro, che poi li consegna al lavoratore. Parte del compenso viene incassato da INAIL e INPS, che forniscono copertura contributiva e assicurativa. Sono stati introdotti nel 2003 ed inizialmente potevano essere utilizzati da poche categorie di lavoratori, essenzialmente studenti, pensionati e disoccupati.

Diverse riforme nel corso degli anni ha esteso sensibilmente la possibilità di usarli. Da ultimo, il Jobs Act del governo Renzi ha esteso da 5mila a 7mila euro netti la cifra massima che è possibile guadagnare in un anno con i voucher. Secondo la CGIL i voucher favoriscono l'aumento del precariato e si prestano a diverse forme di abuso, come il coprire un lavoratore stabile pagato in nero. Secondo il governo invece hanno favorito l'emersione del lavoro nero.

Il secondo quesito riguarda la responsabilità di committenti, appaltatori e sub-appaltatori nei confronti dei lavoratori impiegati negli appalti e coinvolti in processi di esternalizzazione. Il referendum vuole abrogare le norme che limitano la responsabilità solidale degli appalti, rendendo più omogeneo il regime di responsabilità.





Questo è un articolo pubblicato il 11-01-2017 alle 19:10 sul giornale del 12 gennaio 2017 - 28291 letture

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