La serie A va in vacanza: con qualche anno (e gol) in meno

20/05/2016 - Sono tanti i totem che abbandonano il calcio giocato: l’esperienza lascerà spazio (finalmente) ai giovani?

È stato un campionato surreale, che mai nella sua storia come in questa stagione ha visto succedersi in prima posizione così tante squadre. E’stato il momento della prima Roma di Garcia, poi della sorprendente nuova Fiorentina di Paulo Sousa e soprattutto dell’Inter, in testa sino al quasi titolo di campione d’inverno. Vinto dal Napoli, prima che la Juventus compiesse la rimonta più incredibile nella storia del calcio italiano.

Cinque capoliste, così come sono cinque le bandiere che dicono addio al calcio giocato, o comunque a quello italiano: è il caso ad esempio di Miroslav Klose, che potrebbe terminare la carriera in Germania. Per il più prolifico cannoniere nella storia dei Mondiali 5 anni alla Lazio, con 139 presenze e 55 gol. Non male per lui che, sbarcato nella Capitale a 32 anni, era già dato per finito. E’ stato l’anno dell’addio di Luca Toni, campione del mondo 2006. Non la stagione migliore in cui lasciare, con un grave infortunio al ginocchio e la retrocessione del Verona da ultima in classifica. Tre anni comunque importanti, con la vittoria del titolo di capocannoniere più anziano di tutti i tempi lo scorso anno, in coabitazione con Icardi. Chiude con 346 partite e 158 reti nel nostro campionato, oltre agli anni importanti e prolifici col Bayern Monaco.

Se si parla di bandiere ammainate e di gol non possiamo non dedicare qualche riga ad uno che poteva avere ben altra carriera, ma ha deciso di abbracciare a vita Udinese e la sua gente, nonostante il suo marcatissimo accento napoletano. Si tratta ovviamente di Totò Di Natale: solo due reti nell’ultima stagione, salvezza raggiunta di un soffio ma 209 gol all’attivo in 445 gettoni in Serie A. 12 anni in Friuli e due no importanti: prima alla Juventus, poi alla Roma, con qualche soddisfazione arrivata in Nazionale ed in Champions League, forse troppo poco per un talento dalla classe immensa.

Due anni a Torino, sponda bianconera e poi granata, ma una vita intera riservata al Milan: è Christian Abbiati, quello della “parata-Scudetto” in quel di Perugia nel 1999, con la celeberrima esultanza in tribuna di Galliani. Gli ultimi anni in panchina, una titolarità mai veramente raggiunta con costanza, due scudetti vinti da protagonista nel ’99 appunto e nel 2011, ma sempre presente ed ultimo simbolo di quel Milan che fu. Non ha potuto festeggiare il saluto alla Sud come sperava, relegato in panchina nell’ultima contro la Roma, altra prestazione negativa dei rossoneri in questa stagione: lascia il calcio con 336 presenze. Infine Bellini: 30 all’Atalanta, 18 da professionista e in gol su rigore nella partita di commiato. 429 presenze e 6 reti, tutte con gli orobici, chapeaux.

Storie di altri tempi, un’eredità pesante che ad oggi pare nessuno sia in grado di poter raccogliere.





Questo è un articolo pubblicato il 20-05-2016 alle 23:07 sul giornale del 20 maggio 2016 - 2491 letture

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