Omicidi di civili e stupri di massa: l'Onu denuncia i crimini di guerra in Sud Sudan

Sud Sudan 11/03/2016 - Il governo del Sud Sudan ha condotto durante la guerra civile una "politica della terra bruciata" contro i civili, permettendo a soldati e miliziani di torturare e uccidere gli oppositori, stuprare le donne e razziare città e villaggi.

E' la denuncia delle Nazioni Unite, contenute in un rapporto pubblicato venerdì dall'ufficio dell'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani (OHCHR). Il documento descrive la vastità e sistematicità dei crimini di guerra e contro l'umanità commessi da entrambe le parti in conflitto sin dall'inizio della guerra civile nel dicembre 2013. Gran parte delle violazioni, denuncia però l'Onu, sono state perpetrate dalle forze governative e dalle milizie loro alleate.

Il rapporto è frutto del lavoro di un team investigativo dell'Onu inviato nel paese africano dall'ottobre 2015 al gennaio 2016. Gran parte dei dati e delle testimonianze raccolte sono quindi riferite a crimini commessi nel 2015. Nel documento si legge che sono stati uccisi nel solo 2015 circa 10mila civili, in gran parte non in operazioni di combattimento ma in attacchi deliberati volti a terrorizzare la popolazione. I civili, anche bambini, sospettati di appartenere alla fazione opposta, venivano torturati e uccisi, bruciati vivi, impiccati o tagliati a pezzi.

Il rapporto denuncia inoltre un altissimo numero di violenze sessuali: ad esempio sono stati documentati da aprile a settembre 2015 oltre 1.300 casi solo in una delle dieci province del paese, Unity, una delle zone più colpite dal conflitto. L'uso sistematico dello stupro, denunciano gli investigatori delle Nazioni Unite, era di fatto legittimato dal governo, visto come una forma di pagamento alternativo allo stipendio per i soldati e i miliziani.

Il Sud Sudan è lo stato più giovane del mondo, nato nel 2011 dopo la separazione dal Sudan. La guerra civile era scoppiata nel dicembre 2013, dopo che il presidente Salva Kiir aveva accusato il vice-presidente, Riek Machar, di aver organizzato un colpo di stato. Machar negò le accuse ma formò un'armata ribelle per combattere il governo. Ne nacque una guerra tra i due principali gruppi etnici del paese: da una parte le forze governative e i sostenitori del presidente Kiir, di etnia Dinka, e dall'altra i fedeli di Machar, di etnia Nuer.

In due anni di conflitto sono state uccise decine di migliaia di persone e oltre due milioni sono stati costretti ad abbandonare le loro case. La guerra si è conclusa nell'agosto scorso con un accordo di pace mediato dalle Nazioni Unite, ma le violenze sono in parte continuate. E, ad otto mesi di distanza, le due fazioni non sono ancora riuscite a formare il governo di transizione previsto dall'accordo.





Questo è un articolo pubblicato il 11-03-2016 alle 16:48 sul giornale del 12 marzo 2016 - 5257 letture

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