Venezia: tangenti per gli appalti del Mose, 35 arresti. Ai domiciliari il sindaco Orsoni

Giorgio Orsoni 04/06/2014 - Trentacinque persone arrestate (25 in carcere, 10 ai domiciliari), oltre 100 indagati: sono i numeri della maxi operazione, condotta da Procura e Guardia di Finanza nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti del Mose, che ha sconvolto Venezia.

In manette imprenditori, manager, amministratori locali e politici. Tra questi spiccano il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, Pd, finito ai domiciliari, e l'assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso, Forza Italia, in carcere. Orsoni è indagato per il reato di finanziamento illecito ai partiti relativo alla sua campagna elettorale per le comunali del 2010. La procura veneziana ha chiesto inoltre un provvedimento di custodia cautelare anche per Giancarlo Galan, ex presidente della Regione Veneto e attualmente deputato, e per l'ex europarlamentare non rieletta Lia Sartori, entrambi di Forza Italia. Per Galan il reato ipotizzato è corruzione: è accusato di aver ricevuto uno stipendio di un milione di euro l’anno per le autorizzazioni e un finanziamento di 800 milioni di euro.

Tra gli arrestati ci sono anche il consigliere regionale del Pd Giampiero Marchese, il generale della Guardia di finanza in pensione Emilio Spaziante e gli imprenditori Franco Morbiolo e Roberto Meneguzzo. Le accuse per gli indagati variano dai reati contabili e fiscali alla corruzione, concussione e al finanziamento illecito. La Procura ipotizza una vera e propria Tangentopoli incentrata sugli appalti per la costruzione del Mose, il sistema di dighe mobili per la salvaguardia di Venezia. Fatture false per operazioni inesistenti venivano utilizzate per creare e trasferire all'estero fondi neri, da impiegare come mazzette destinate a vari esponenti politici in cambio di ulteriori commesse pubbliche.

L'inchiesta era partita nel 2009, quando iniziarono le indagini della GdF con accertamenti fiscali nell'ambito delle società collegate al Consorzio Venezia Nuova, responsabile della costruzione del Mose. Una prima tranche dell'inchiesta portò lo scorso anno all'arresto di Piergiorgio Baita, amministratore delegato della Mantovani Costruzioni, colosso del settore che partecipava ai lavori del Mose e presente oggi anche tra le aziende per l'Expo di Milano. le Fiamme Gialle avevano scoperto che Baita, insieme con il proprio braccio destro Nicolò Buson, aveva distratto fondi relativi ai lavori del Mose, almeno 20 milioni di euro, destinati secondo gli inquirenti a creare fondi neri per tangenti. Pochi mesi dopo, finì in manette Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova.





Questo è un articolo pubblicato il 04-06-2014 alle 16:46 sul giornale del 05 giugno 2014 - 2291 letture

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