La Georgia protesta con l'Italia, Pesaro 'amica' dell'Abcasia

Abcasia 29/12/2011 -

Alla Georgia non piace la scelta dell'Abcasia che nel 1998 ha proclamato la propria indipendenza e, nemmeno il rapporto che questo piccolo paese del mar Nero ha con l'Italia ed in particolar modo con Pesaro. Così l'ambasciatore italiano in Georgia si è visto consegnare una nota di protesta del Governo georgiano.



L'Abcasia è un territorio caucasico della Georgia con 242mila abitanti e oltre 8.400 chilometri quadrati di territorio che dal 1998 si è proclamato stato indipendente, con alcuni riconoscimenti internazionali, fra cui Russia, Venezuela e Nicaragua.

I rapporti Italia-Abcasia si sono consolidati nel giugno scorso, quando una delegazione dell'Abcasia ha incontrato sindaci e autorità di Roma, Pesaro e della Repubblica di San Marino che, guidati dall'associazione italo-abcasa del pesarese Mauro Murgia, ha avviato scambi con studenti abcasi, poi iscrittisi all'Università di Urbino e all'Accademia di canto a Pesaro.

Dopo la lettera inviata qualche settimana fa dal Comune di Pesaro al sindaco di Sukhumi, capitale dell'Abkhazia è giunta la nota di protesta della Georgia. Anche perchè Pesaro a gennaio ospitera' un convegno internazionale sul riconoscimento ufficiale della Repubblica di Abcasia. La Farnesina ribadisce la posizione del Governo italiano, contrario all'autoproclamazione dell'Abcasia.

Negli ultimi giorni, alcuni rappresentanti della Repubblica di San Marino, in visita a Sukhumi, hanno avanzato diverse proposte, a cominciare da un gemellaggio fra le città di Pesaro e Sukhumi ed un progetto di collaborazione fra gli Enti di tutela dei parchi naturali dei due paesi.





Questo è un articolo pubblicato il 29-12-2011 alle 11:08 sul giornale del 30 dicembre 2011 - 1828 letture

In questo articolo si parla di politica, pesaro, Georgia, vivere pesaro, rossano mazzoli, abcasia, abkhazia


L'amministrazione politica georgiana non ha nulla da insegnare.

Mi è rimasta impressa, nulla va mai veramente bene, la vicenda dell'Ossezia, allora, in quel caso la georgia è riuscita a distinguersi peggiormente rispetto all'amministrazione Putin, con Schakavilli, sempre per questioni non so se di materie prime,poi, quello che capita ai cani, non da parte di tutti, siamo tutti persone, è osceno, però è culturale, l'ho visto attraverso un riferimento georgiano, comunque, nazione che ha dato i natali a Stalin, cmunque, ognuno è persona, io ero rimasto bene ero rimasto a Shevernaze, non so se scrivo bene o male, comunque anche questa vicenda ha analogie con l'ossezia, quella che leggo sopra, per questo ho scritto qualcosa che potrebe sembrare grossolano se non accorpato a questo nuovo post.Pesaro certamente non ha da farsi da ridire in quanto a civiltà, civiltà non c'è mai da nessuna parte , è empirico oppure è reale che la civiltyà è imperfetta, comunque, considerando che la civiltà non è perfetta, pesaro si distingue e si è sempre ovviamente distinta come posto civile, in maniera particolarmente visibile, dico la città, le amministrazioni politiche e la politica un po' meno, a parte il colore, e mi riferisco anche a esponenti che ricoprono qualche incarico a livello regionale,aggiungo che nella regione Marche c'è una questione pesarese, non padana o romagnola, ma pesarese, diversa da quella dell'alta val conca , anche quella è una questione.Io abolirei le regioni,manterrei le province, penso così da sempre e i comuni si tratta di comune in tal caso,anzi di città di pesarto, diverso da comune.

Massimiliano Di Pasquale

Credo che i lettori per comprendere l'indignazione dell'Ambasciata Georgiana e della stessa Farnesina per la folle iniziativa di Murgia debbano conoscere la storia di questa repubblica separatista.
"In Abkhazia e Ossezia del Sud il conflitto con i georgiani percorre tutto il ventesimo secolo. I georgiani repressi, quelli della famosa manifestazione dell'89, chiedevano l'indipendenza a Mosca ma non volevano concedere l'indipendenza agli abkhazi. C'è una grande differenza anche tra Abkhazia e Ossezia. In Ossezia meridionale c'è stata violenza anche molto pesante, ma niente di paragonabile a quella brutale contro i georgiani in Abhkazia nel '91. Lì ci sono stati massacri molto simili a quelli successi nell'ex Jugoslavia. Il bilancio fu, pare, di 30.000 georgiani uccisi e di 300.000 costretti a lasciare la regione. (Andrea Graziosi, storico dell'URSS. Fonte: Osservatorio Balcani)
Professore di Storia contemporanea all'Università di Napoli "Federico II", già docente di Storia sovietica alle Università di Yale e Harvard, Andrea Graziosi ha pubblicato per i tipi del Mulino "L'Urss dal trionfo al degrado. Storia dell'Unione Sovietica (1945-1991)", un saggio che ricostruisce 50 anni di storia sovietica

http://www.balcanicaucaso.org/Tutte-le-notizie/Geografia-post-sovietica

Kan Abkhaso

Caro Massimiliano,
Innanzitutto Buon Anno ! Volevo un attimo commentare il Suo post. Se parliamo della storia e dei mitici "300.000 costretti" a lasciare "la regione", perché allora non si va ancora più indietro nella storia e non si dice come sono comparsi questi 300mila georgiani in Abkhazia? I georgiani stessi dicono 200mila, qui si dice 300mila, alla fine non si sa esattamente in quanti erano, però nessuno gli ha costretti. Ci sono tante famiglie che hanno deciso di rimanere perché ritenevano l'Abkhazia come la loro Patria e combattevano per essa. Gli altri hanno voluto tornare a casa di origine. Oggigiorno sono 65mila i georgiani che vivono in Abkhazia, e il governo gli ha permesso di tornare perché non combattevano nella guerra. Comunque sia, la guerra è stata iniziata dal esercito georgiano e il massacro dei georgiani di cui parlava Lei è esagerato. Se questo massacro aveva luogo non sarebbero stati 200mila o 300mila tornati, ma molto meno.
A molti professori piace parlare e parlare, ma quei professori di cui ha parlato Lei sono stati in Abkhazia ? hanno visto le sofferenze del nostro popolo? siamo rimasti così pochi non per la vita bella, ma per la storia costruita di continua difesa della nostra terra. Non sono i georgiani a decidere se siamo liberi ed indipendenti né l'UE nè l'America...