Libri & Cultura: Leggere Lolita a Teheran

Leggere Lolita a Teheran 4' di lettura 13/10/2010 -

Un grande romanzo acuisce le vostre percezioni, vi fa sentire la complessità della vita e degli individui, e vi difende dall’ipocrita certezza nella validità delle vostre opinioni, nella morale a compartimenti stagni…”: è nella descrizione di un mondo complicato e articolato e nella comprensione profonda dell’esistenza umana in tutti i suoi aspetti che consiste il valore della letteratura e dell’arte.



È questo il messaggio trasversale che Azar Nafisi propone in Leggere Lolita a Teheran (Adelphi, 2004, 11a edizione 2010, 379 pp.), una biografia romanzata in cui l’autrice narra il percorso delle sue lezioni universitarie e del seminario casalingo al quale decide di invitare segretamente soltanto alcune delle sue allieve donne. Avvolte in un clima di repressione (e di oppressione religiosa) le giovani riescono a ritagliarsi, nello spazio di un incontro settimanale, il luogo sicuro in cui rifugiarsi per essere davvero autentiche e per sfuggire al potere politico-religioso (islamico) che grava sopra di esse e che interviene continuamente nella loro vita privata, violando sicurezze personali e diritti, con ingerenze continue e ingiusti soprusi.

Il libro è quindi innanzitutto un testo di denuncia: non dell’Islam in generale, ma di un contesto preciso dove i precetti del Corano si mescolano al potere politico e la religione prende il comando sulla vita pubblica e privata delle persone. Ecco presentato perciò in toni realistici ed esasperati il racconto di ciò che accade nella Teheran degli anni Ottanta, dove per una donna è quasi impossibile spostarsi in città a capo scoperto e molto difficile continuare a insegnare senza piegarsi alle norme imposte dal culto e dal governo. Le parole spesso toccanti della Nafisi permettono di sperimentare in prima persona tali disagi, e di viverli a fianco dei personaggi.

Il messaggio dell’opera non va cercato però nell’ottica femminista o nella polemica con l’Islam, che l’autrice affronta con la costante ironia di chi è in grado di notare le contraddizioni e le ipocrisie insite nel regime teocentrico descritto nel libro e nei suoi sostenitori. L’obiettivo principale è invece riscoprire assieme al lettore, nel corso del racconto, il ruolo decisivo della letteratura, che può essere in certi casi una via di fuga valida e percorribile.

Ecco perché accanto a pagine intense sulla situazione della società iraniana, in cui però le reiterate vicende e le riflessioni dei protagonisti alla lunga possono risultare ripetitive, troviamo nel corso della narrazione spunti molto interessanti sul potere della scrittura, dei romanzi, delle opere letterarie.

L’artista infatti viene descritto come colui che riesce a riprodurre il legame interiore che pervade tutti gli uomini: egli “fa appello […] al sottile ma invincibile convincimento della solidarietà che unisce la solitudine di innumerevoli cuori, alla solidarietà nei sogni, nella gioia, nel dolore, nelle aspirazioni, nelle illusioni, nella speranza, nella paura, che lega gli uomini l’uno all’altro, lega insieme tutta la razza umana – i morti ai vivi e i vivi ai non ancora nati”.

Le lezioni della Nafisi (professoressa all’Università di Teheran) permettono di studiare i capolavori della letteratura entrando in contatto con un’altra vita, con un altro mondo, nel quale il lettore si lascia coinvolgere fino a sentirlo parte della sua stessa esistenza. L’obiettivo – secondo l’autrice/docente – è comprendere gli altri “negli aspetti più reconditi e contraddittori” del carattere, per evitare di emettere giudizi o condanne troppo frettolose. Tale principio è valido anche in un contesto per lei – donna - non molto favorevole, come quello del regime di Teheran. È proprio lì infatti che la protagonista, assieme alle sue studentesse, è continuamente costretta a rimettere in discussione i propri principi e le sue più profonde convinzioni. Anche in questo caso l’aiuto della letteratura è fondamentale: essa infatti “ci scuote dal nostro torpore e ci costringe ad affrontare i valori assoluti in cui diciamo di credere”.

La conoscenza di sé e degli altri è l’obiettivo ultimo delle lezioni della protagonista e del seminario clandestino organizzato nella propria abitazione: lo strumento scelto è l’analisi di romanzi, in particolare dei classici, che possono proiettare in un altro mondo (immaginario) le storture della realtà, e trovare così le possibili soluzioni.






Questo è un articolo pubblicato il 13-10-2010 alle 11:58 sul giornale del 14 ottobre 2010 - 10174 letture

In questo articolo si parla di libri, cultura, Giovanni Frulla, azar nafisi

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