Fini: leggi razziali un\'infamia, chiesa non si oppose

18/12/2008 - Durante il suo intervento per commemorare il 70° anniversario delle leggi antiebraiche e razziste, il presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, ha condannato quelle leggi, addossandone la colpa anche al silenzio della Chiesa.

\"L\'ideologia fascista non spiega da sola l\'infamia delle leggi razziali. C\'é da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, mi duole dirlo, da parte della Chiesa cattolica\": ha affermato il presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, in un passaggio del suo intervento.

Tra queste cause, prosegue il presidente Fini, c\'é certamente l\'anima razzista che il fascismo rivelò pienamente nel 1938 ma che era comunque già presente nella esasperazione nazionalistica che caratterizzava il regime. E tuttavia, per Fini, \"l\'ideologia fascista non spiega da sola l\'infamia. C\'é da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, mi duole dirlo, da parte della Chiesa cattolica... Ricostruire con rigore la vergogna delle Leggi razziali, guardare senza reticenza dentro l\'anima italiana non serve soltanto per raccontare il passato nella sua completezza. Serve anche e soprattutto a preservare il nostro popolo dal rischio di tollerare in futuro, tra inerzia e conformismo, altre possibili infamie contro l\'umanità\".

A queste affermazioni risponde, interrogato dall\'agenzia Sir, il prof. Agostino Giovagnoli, docente di storia contemporanea all\'Università Cattolica: \"Le dimensioni della tragedia seguita alla promulgazione delle leggi razziali costituiscono ancora una ferita aperta di fronte alla coscienza di tutti e continuano a porre l\'interrogativo se si sia fatto abbastanza per contrastarle, ma non vedo ragione alcuna per muovere accuse alla Chiesa, che anzi condannò apertamente e con assoluta fermezza la legislazione antiebraica. Il segno di dissenso da parte della Chiesa fu molto forte. È noto a tutti che Pio XI prese posizione contro le leggi razziali esponendosi in prima persona con discorsi molto duri e dando luogo nel luglio 1938 ad uno scontro aperto con Mussolini... Pio XI fu volutamente aspro accusando gli italiani di seguire i tedeschi su una strada sbagliata\". Memorabile, conclude lo storico, anche \"la dura omelia contro le leggi razziali del card. Schuster, allora arcivescovo di Milano, su richiesta del Papa stesso\".

Anche lo storico Philippe Chenaux, docente di storia contemporanea e storia della Chiesa alla Pontificia Università Lateranense di Roma, interviene in merito all\'atteggiamento della Chiesa all\'epoca del fascismo: \"Pio XI non ha mai cessato di condannare il razzismo e l\'antisemitismo negli ultimi mesi del suo pontificato. E\' famosa e nota la sua dichiarazione del settembre 1938 quando affermò: \'Noi tutti siamo spiritualmente dei semiti\' e questo era indubbiamente un accenno chiaro alla leggi razziali italiane emanate dal governo fascista... L\'antisemitismo fu una delle maggiori preoccupazioni negli ultimi mesi della sua vita e questo lo si vede molto chiaramente nei documenti d\'archivio che sono aperti alla consultazione, in modo particolare nelle sue conversazioni private con mons. Tardini nell\'ottobre del \'38 in relazione con le leggi razziali, che considerava una infamia. In tali conversazioni private dice che \'si vergogna di essere italiano\', vedendo queste leggi contro gli ebrei.

Afferma anche che le stesse leggi sono \'vergognose per l\'Italia\'\". La riflessione del presidente Fini appare non basata su documenti storici, in quanto le ultime ricerche hanno appurato che la Chiesa combatté con tutte le sue forze l\'ideologia fascista e nazista e per questo molti cattolici furono perseguitati ed uccisi. Forse il presidente ha usato questo linguaggio per poter scaricare le coscienze di chi a 70 anni di distanza ancora non vuole riconoscere le responsabilità di un regime che ha provocato milioni di morti.





Questo è un articolo pubblicato il 18-12-2008 alle 01:01 sul giornale del 18 dicembre 2008 - 2302 letture

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